Gestire la classe: osservazioni e suggerimenti!

Oggi parleremo di un tema a me molto caro: la gestione della classe. 

Io sono uno psicologo, insegno da tanti anni e confrontandomi giornalmente con i colleghi e leggendo forum eccetera mi rendo conto che la cosa di cui gli insegnanti si lamentano maggiormente è proprio la difficoltà nella gestione della classe.

Quali sono quindi gli ingredienti per cercare di gestire una classe al meglio? Certo non ci sono risposte valide a livello universale, anche perché io credo che come educatori e come insegnanti la prima cosa che bisogna guardare è chi abbiamo di fronte, quindi cercare di fare un’analisi della situazione in classe, di vedere quali sono le criticità all’interno dell’aula e quindi pianificare una strategia di azione.

Uno dei problemi che maggiormente preoccupa gli insegnanti è quello di mantenere la disciplina; non si può più fare il ragionamento che l’insegnante per gestire una classe debba mantenere una disciplina rigida e delle regole ferree, perché sicuramente i tempi sono un pochino cambiati. 

Quindi, per quanto sia difficoltoso e possa rimanere un problema cardine, bisogna agire anche su altri aspetti e su altri fronti. Questo non vuol dire non pensare alla disciplina, ma anche concentrarsi su altri aspetti, altrettanto importanti, come quello di creare ad esempio un clima favorevole e un clima positivo tra alunni e alunne ed alunni  e insegnante.

Come fare questo? Come dicevo   la prima cosa importante all’inizio è proprio fare una analisi del contesto della classe, in modo tale da far emergere quelle che sono le problematiche e le criticità, per poi poter studiare una strategia di intervento adeguata alla classe stessa. Questo si può fare con degli strumenti davvero molto importanti che sono per esempio il circle time o il brainstorming. 

Ho fatto già altri video su queste due tecniche che potrete trovare linkati qui sotto. Questi sono strumenti prestati dal mondo della formazione, ma che possono essere davvero molto utili se applicati in maniera corretta per varie ragioni.

Il circle time è utile per conoscere meglio la classe, per aiutare i ragazzi anche a conoscersi tra di loro e per far emergere determinate criticità e non solo questo, ma anche per favorire un clima di inclusione, mentre per quanto riguarda il brainstorming è molto importante perché aiuta a favorire il lavoro di gruppo, a favorire i rapporti positivi appunto tra gli alunni e tra alunno insegnante attraverso il raggiungimento di un obiettivo comune. 

Un altro punto fondamentale poi è quello di essere veramente molto motivati. Sembra scontato dirlo, però molto spesso gli insegnanti non hanno un grande entusiasmo e questo è un grande punto a sfavore perché è sbagliato pensare che gli alunni siano svogliati, che gli alunni siano privi di interessi, privi di stimoli eccetera; io sono fermamente convinto che l’entusiasmo sia contagioso, di conseguenza se io insegnante entro in classe pieno di entusiasmo e motivato non posso che contagiare in qualche modo i miei alunni anche quelli più restii, anche quelli più timidi, anche quelli più apparentemente disinteressati, mentre  se entro annoiato, quasi dimesso, alla fine non potrò che comunicare questo stato d’animo quindi anche gli alunni assorbiranno questo e non saranno coinvolti nell’attività che sto proponendo.

Un altro punto importante è quello dell’ascolto attivo, cioè cercare di porsi veramente in posizione di ascolto; questo non significa essere degli psicologi, significa semplicemente interessarsi a quello che ci stanno dicendo i ragazzi e soprattutto cercare appunto di accogliere le loro richieste, in quanto sono convinto per quello che ho visto in questi anni che molto spesso i ragazzi cercano solo un canale di comunicazione per cercare di essere capiti, per cercare di essere in qualche modo compresi.

Spesso a casa sono molto soli, sono ragazzi che hanno genitori che lavorano, che non hanno molto tempo da passare con loro e quindi a scuola magari cercano anche una figura che possa in qualche modo comprenderli e, nel momento in cui succedono situazioni che diventano difficilmente gestibili, bisognerebbe cercare di evitare la collera in quanto un ragazzo che vede un insegnante arrabbiato o un insegnante che utilizza lo strumento dell’ira, quindi un tono di voce molto alto, aggressivo  spesso lo studente percepisce soltanto la violenza dell’atto e non capisce, non comprende la motivazione, il pensiero sotteso che c’è dietro quel comportamento. Quindi è importante cercare di avere dei comportamenti si decisi, ma cercare anche di mantenere la calma. Ovviamente l’insegnante deve intervenire quando c’è un comportamento inadeguato o molto maleducato dell’alunno, però la cosa importante è cercare di sottolineare che il comportamento è sbagliato, senza sminuire la persona, senza svalutarla, perché una svalutazione della persona potrebbe portare comunque  ad un meccanismo di chiusura, quindi a non trovare una comunicazione efficace che possa comportare la comprensione da parte dell’alunno dello sbaglio che ha commesso e quindi una reiterazione del comportamento stesso.

Un’altra cosa che ho constatato essere molto utile nel corso degli anni è quella di costruire la lezione insieme ai ragazzi; cioè ho visto che l’apprendimento partecipato è un apprendimento sicuramente più efficace in quanto i ragazzi si sentono molto più coinvolti, possono dire la loro, possono esprimere i loro pensieri e possono insieme a me appunto costruire la lezione stessa e in questo caso il brainstorming, che anticipa una lezione, è veramente un metodo efficacissimo. 

Oltre ad anticipare gli argomenti, è anche molto importante pianificare e condividere gli obiettivi, in modo tale che i ragazzi capiscano quali sono gli obiettivi minimi da raggiungere, quelli che poi invece si devono raggiungere col tempo; si sentiranno sicuramente più coinvolti e capiranno da subito qual è il percorso che dovranno fare nei prossimi mesi.

Una volta creato questo ambiente sereno di cui parlavamo prima e fatto anche di feedback positivi, la cosa importante è utilizzare anche il gruppo classe perchè contribuisca a dare dei feedback ai ragazzi; ad esempio mi capita spesso durante le interrogazioni di chiamare un assistente a fine interrogazione, un ragazzo che è stato particolarmente attento all’interrogazione sostenuta dal compagno  e invitarlo a dare un giudizio di valore, partendo sempre da quelli che sono gli aspetti positivi che l’alunno ha avuto nell’interrogazione per poi arrivare invece alle cose che si possono aggiustare e migliorare, un po per capire la percezione della classe rispetto all’interrogazione e un po anche per dare degli stimoli in più ai ragazzi stessi.

Ovviamente poi il giudizio finale spetta all’insegnante. Un’altra cosa di cui mi sono reso conto negli anni, osservando gli alunni, è quella che spesso hanno introiettato un’idea di sé molto sbagliata o ancora appunto non hanno un sé così sviluppato. Di conseguenza l’autostima è molto bassa.

Quindi un lavoro  di feedback sia da parte della classe che da parte dell’insegnante può aiutare l’alunno a costruire questa parte di sé molto importante e che poi  gli servirà nella vita. Io credo che noi siamo degli educatori ancor prima che degli insegnanti e quindi è molto importante lavorare su questo aspetto, in modo tale che i ragazzi possano affrontare le sfide della vita a testa alta e senza temerle. Per fare questo è molto importante anche utilizzare un linguaggio non verbale e paraverbale adeguato alla situazione: con questo voglio dire tenere appunto come dicevo prima, un linguaggio paraverbale, quindi dei toni  e dei volumi adeguati e lavorare anche molto sul non verbale: ad esempio la postura oppure anche il fatto di mantenere un contatto visivo costante per far capire, anche con lo sguardo, il momento in cui è il caso di ridere, ma anche il momento in cui è il caso di tornare serio; non  c’è bisogno di alzare la voce o i toni perchè sicuramente il nostro linguaggio non verbale parla molto di più e racconta molto di più rispetto a quello che invece potremmo fare con la voce.

Questi sono soltanto alcuni suggerimenti che io ho sperimentato negli anni, ho visto che sono molto efficaci, però la regola fondamentale ripeto non è universale e uguale per tutti, la cosa importante è che non basta insegnare a mio avviso, ma bisogna scegliere questo mestiere ogni giorno, bisogna volere insegnare.

Quindi un insegnante autorevole a mio avviso deve essere una persona onesta, competente, forte e coinvolgente e deve soprattutto lavorare anch’esso sulla propria autostima, perché sono convinto del fatto che i ragazzi percepiscano anche questo: se una persona è sicura di sé se una persona ha una buona autostima di conseguenza anche gli alunni avranno questo tipo di percezione, si sentiranno rassicurati e potranno sentirsi anche più coinvolti. 

Quindi avere un atteggiamento positivo è veramente importante. Spero che questo video possa risultare utile a tante persone, a tanti insegnanti, a tanti educatori e a tanti ragazzi che si approcciano a questo mestiere.

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