Il metodo delle sorelle Agazzi

Oggi tratterò l’argomento delle sorelle Agazzi e del loro metodo educativo in ambito pedagogico.

Le sorelle Agazzi, Rosa e Carolina, si ritrovano ad operare tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento in un’Italia da poco unificata, un’Italia che aveva un’economia prevalentemente agricola e una tradizione cattolica molto forte.

Quindi nel nostro paese è proprio il periodo in cui si assiste a degli stili educativi improntati proprio sulla classe popolare, dei quali si fanno portavoce anche le sorelle Agazzi, e che si concentrano principalmente sulle fasce di scuola primaria al contrario invece del resto dell’Europa che si concentrerà ancora di più sulle fasce di scuola secondaria.

In questa Italia rurale e molto religiosa l’atmosfera familiare e la famiglia stessa come istituzione diventano il centro dello stile educativo del tempo e quindi le sorelle Agazzi, che si trovano a Mompiano in provincia di Brescia a gestire un asilo improvvisato di oltre 100 bambini, impronteranno uno stile educativo simile a quello che si può trovare proprio in famiglia, per cui propongono una vera e propria trasformazione di questo asilo infantile in una scuola su misura per il bambino stesso.

Questo rientrando in quell’ottica che all’inizio del novecento accompagna lo stile educativo del tempo, un’ottica puerocentrista che vedeva appunto al centro di tutto lo stile educativo proprio il bambino; fondano una vera e propria scuola materna perché la mamma è la figura principale, quindi anche le insegnanti devono ricordare un po’ questa figura materna, che formi dei bambini e non degli scolari.

Questa scuola che fondarono ebbe grandissimo successo e non soltanto all’interno del loro territorio, ma un po’ in tutta Italia e questo successo fu testimoniato da due scritti di Rosa Agazzi che diventano un po’ il simbolo del modo di fare scuola di quel tempo.

Questi scritti erano “guida per educatrici dell’infanzia” del 1929 e “note di critica didattica” del 1942, che riassumevano tutto il loro stile educativo. La formula che viene scelta all’interno di questa scuola è una formula che ricorda molto l’atmosfera e l’ambiente familiare e quindi l’educatrice ha un po’ un ruolo materno, ha un ruolo di maternage appunto nei confronti dei bambini e deve essere un’educatrice attenta, un’educatrice che abbia una grande sensibilità nei confronti dei bambini e sia molto accogliente.

Vediamo adesso quali sono le caratteristiche che deve avere questa scuola materna e che deve ricordare, come già anticipato, questa atmosfera accogliente e familiare. E’ una scuola basata sul modello familiare, di ordine, di pulizia, dove ci si vuole bene, quindi dove i rapporti interpersonali sono molto importanti e dove ci si aiuta a vicenda, è una scuola dove si insegnano e si imparano tante cose, ma è anche una scuola dove si rifugge dallo scolasticismo, perché è una scuola dove si agisce, si vive tutti insieme e c’è un grande scambio proprio come avviene in famiglia.

L’educatrice, questa insegnante della scuola materna, deve essere in grado di andare al di là dell’aspetto didattico e vedere il bambino nella sua globalità, quindi andare a vedere tutti gli aspetti di relazione, tutti gli aspetti di crescita formativa del bambino stesso. L’educatrice quindi deve possedere tantissime qualità come quella di iniziativa, di promozione, di organizzazione e di flessibilità nell’attuare le varie attività, ma anche di tanta sensibilità nei confronti di tutti gli alunni.

Poi deve essere anche in grado di coordinare il lavoro che farà a scuola con la vita dei bambini fuori dalla scuola, quindi creare una sorta di ponte tra le attività scolastiche e quello che poi avverrà a casa, cercando di creare una sorta di continuum tra scuola e casa.

Per le sorelle Agazzi la figura dell’educatrice diventa fondamentale e questo lavoro va vissuto come una vera e propria missione e non basta l’amore per i ragazzi, l’amore per i bambini e una buona conoscenza teorica da un punto di vista pedagogico, ma bisogna vivere questo lavoro a 360 gradi, proiettati proprio sui bambini e quindi viverlo come una vera e propria missione. L’ambiente deve essere molto simile a quello familiare, deve ricordare questa atmosfera familiare come abbiamo già detto e anche le attività, se sono di natura domestica, artigianale, etc devono essere riportate a misura di bambino anche a scuola. Il materiale che viene utilizzato all’interno di questa scuola è il più vario e impensato. Infatti secondo le sorelle Agazzi qualsiasi elemento che i bambini possano trovare interessante può diventare uno strumento didattico, ad esempio anche cose rimediate dai bambini stessi come pezzi di stoffa che andrebbero altrimenti buttati, fili di spago, bottoni e ognuno di questi oggetti può diventare un vero e proprio strumento didattico.

Infatti all’interno della scuola le sorelle Agazzi creano il museo delle cianfrusaglie o delle cose umili che è un po’ una raccolta di tutti questi oggetti che trovano i bambini e che possono essere utilizzati come strumenti didattici, poi divisi per materiale, divisi per colore ecc. in modo tale che possano tramite i sensi, con materiali sensoriali, creare delle situazioni adatte per utilizzare questi oggetti e imparare cose nuove. Tutti questi oggetti diventano quindi strumenti di materiale didattico e di insegnamento.

All’interno della scuola materna l’ambiente deve essere molto accogliente, ma deve essere anche strutturalmente adeguato ai bambini; questo significa che tutti gli elementi che ci sono all’interno dell’aula saranno a dimensione di bambino: piccole sedie, piccoli tavolini e tutte cose facilmente spostabili in base all’attività che i bambini stessi scelgono di fare.

Si tratta quindi di un ambiente molto fruibile, molto agevole dove i bambini possono facilmente spostarsi, spostare gli oggetti e cambiare facilmente anche attività.

Secondo le sorelle Agazzi l’ambiente per l’educazione è veramente fondamentale, da una parte perché rispecchia l’ordine, la pulizia e la personalità dell’insegnante e dall’altra perché è un po’ uno specchio di quella che è l’atmosfera familiare, nella quale i bambini si sentono molto a loro agio e possono avere degli scambi felici con i propri compagni e vivere veramente in maniera serena e spensierata questo ambiente come se fossero a casa.

Il metodo delle sorelle Agazzi non è un metodo predeterminato o preordinato o predefinito, ma è un metodo che l’insegnante stesso deve in qualche modo sperimentare con la vita pratica e la vita esperienziale giorno per giorno, quindi più che un metodo didattico con procedimenti rigorosi e standardizzati è più un continuo metodo di ricerca che deve fare l’insegnante sperimentando ogni giorno cose nuove con i propri allievi, cercando di utilizzare tantissimi ambienti quindi non solo quello interno, ma soprattutto gli ambienti esterni che diventano uno stimolo continuo per i bambini stessi.

Il metodo intuitivo diventa il metodo utilizzato di più dalle sorelle Agazzi, un metodo che predispone gli alunni ad apprendere direttamente per esempio dall’ambiente, supportato però sempre da un’azione indiretta dell’educatrice, che pur rispettando i tempi e le modalità di bambini preorganizza comunque delle attività.

Una delle attività più tipiche di questa scuola è quella del giardinaggio sulla quale insiste tanto Rosa Agazzi per la sua enorme importanza, in quanto innanzitutto aiuta ad occupare i bambini in un’attività importante all’aria aperta e quindi un’attività che li mette direttamente in contatto con la natura e dà loro la soddisfazione di veder nascere il fiore, il frutto del  loro lavoro, li istruisce sul ciclo delle stagioni e quindi sul cambiamento ad esempio di una pianta da quando nasce a quando cresce fino a quando appassisce ed educa quindi anche al senso della proprietà e della responsabilità.

Oltre a queste attività di vita pratica e di lavoro manuale di cui parlavo come appunto il giardinaggio, nella programmazione didattica delle sorelle Agazzi ci sono anche attività di lingua parlata, di educazione della voce e di esercizi ritmici.

La formazione emotiva e morale invece avviene spontaneamente secondo le sorelle Agazzi sempre però sotto controllo dell’educatrice; un altro punto su cui insistono molto le sorelle Agazzi è quello della bellezza e dell’armonia, che devono essere un po’ l’espressione interiore di quello che noi abbiamo dentro e quindi attraverso l’utilizzo di alcune tecniche come il disegno i bambini saranno incentivati a far uscire queste proprie predisposizioni, come libera rappresentazione di quelli che sono fatti sociali psicologici e naturali che possono appunto essere creati dal bambino in seguito per esempio al racconto di un’educatrice e infine anche la recitazione ha una sua importanza un po’ come una sorta di drammatizzazione di vicende della vita infantile quindi che riguardano proprio situazioni in cui il bambino si viene a trovare organizzate sempre dall’insegnante.

Le sorelle poi, considerano il linguaggio come una facoltà espressiva; l’attività quindi che si collega al suo apprendimento deve essere un’attività espressiva e che nasce dal bisogno di comunicare le nostre emozioni e i nostri sentimenti e il bambino svilupperà queste facoltà proprio spontaneamente entrando in contatto con le altre persone e con le  azioni che compie nel sociale. Nell’opera del 1910 “la lingua parlata” le sorelle Agazzi dicono quali sono gli stili e le modalità con le quali il bambino può incrementare le sue capacità linguistiche e questo avviene mediante una serie di esercizi verbali collettivi cioè fatti tutti insieme.

Per l’insegnamento della lingua le sorelle Agazzi escogitano un metodo abbastanza geniale e molto pratico che è quello di contrassegnare con dei simboli diversi ogni singolo oggetto che fa parte del corredo di ogni bambino; ripetendo poi i nomi degli oggetti raffigurati da questi contrassegni come albero, foglia, cavallo, penna, eccetra, i bambini riconosceranno le proprie cose distinguendole da quelle degli altri ed imparando i nomi effettivi.

Questo metodo quindi da una parte chiarisce il significato sociale del linguaggio, dall’altra sviluppa il giusto senso della proprietà, abitua alla precisione e soprattutto allarga la cerchia degli interessi perché ogni oggetto poi è effettivamente contrassegnato da un simbolo che nella realtà rappresenta proprio quell’ oggetto e che aiuta il bambino anche a riconoscere gli oggetti di materiale didattico.

Per quanto riguarda invece fare imparare i bambini il senso delle feste religiose utilizzano dei metodi molto pratici come i racconti sulla natura o come per esempio costruire veramente il presepe sotto natale

L’educazione fisica è pure molto importante e corrisponde con la cura dell’igiene personale, ma anche con degli esercizi ritmici che vengono svolti all’aperto su imitazione; quindi l’insegnante farà vedere quali sono questi esercizi e i bambini la imiteranno.

Un ultimo aspetto molto importante del metodo educativo delle sorelle Agazzi è l’insegnamento del canto che si evince proprio nello scritto “l’Abbiccì del canto educativo” del 1908 dove Rosa Agazzi difende proprio l’importanza dell’apprendimento spontaneo del canto come avviene un po’ nelle tradizioni popolari attraverso il parlare, il recitare, il giocare

Tuttavia però  il canto richiede anche una disciplina di esecuzione che deve essere associata alla parte ludica, per  sviluppare delle abitudini di compostezza, ma anche per migliorare l’intonazione della propria voce

 

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